Problemi di autostima.

Prima che me lo chiediate: scrivere un blog non allerta il mio “vergogna-radar” solamente perché scrivo in anonimo e non ho raccontato nessun dato così particolare che possa ricondurre solo e soltanto alla mia persona.

Detto questo, ben trovati e bentornati in un nuovo articolo in cui parlo di qualche piccola briciola della mia vita (che vi assicuro essere meno interessante di quanto possa apparire!).

Non sono mai stata una bambina vanitosa e credo che questo sia stato uno dei segnali che avrebbe preannunciato la mia scarsa autostima futura; amavo vestirmi carina, farmi acconciare i capelli, ma non cercavo mai di proposito le attenzioni di qualcuno. Erano quegli anni in cui non pensavo realmente qualcosa della mia persona, né in positivo né in negativo, semplicemente ero io e mi comportavo da bambina, da essere umano qualunque insomma.

Credo che i miei problemi siano iniziati l’estate prima della mia prima media (correva l’anno 2011), quando un pomeriggio mi ritrovai ad affrontare qualcosa che mi aspettavo, ma non in quel momento: le mie prime mestruazioni, il “menarca” per i più studiati, che avrebbe aperto le danze a tutte le successive perdite di sangue in comode (ma anche no!) rate mensili. Da lì il mio corpo iniziò tutti quei cambiamenti che, mi dispiace per voi giovanissime probabilmente all’ascolto, CI RENDONO BRUTTE.

Mi permetto di usare il femminile perché gli uomini trasformano meno drasticamente la loro fisionomia, ma in maniera decisamente pungente il loro odore (ebbene sì, il maschio adolescente ha un odore forte, non proprio di sudore, ma proprio derivante da quel “trasudare ormoni”. Un odore indimenticabile per chi lo ha conosciuto!). Ritornando a noi donne, dicevo che diventiamo davvero brutte.

I peli, il sudore, i fianchi si allargano, cresce il seno (io ho dimenticato questo passaggio), spuntano i brufoli (nel mio caso una VAGONATA di brufoli), la faccia sembra deforme, gonfia, strana. Ho in parte cancellato e in parte occultato tutte le mie foto risalenti al periodo 2011-2014, me ne vergogno davvero. Ma di quella vergogna che mi costringerebbe a fare un omicidio se qualcuno vedesse una di queste prove fotografiche…SCHERZO, TRANQUILLI. Anche se…

Il bullismo che subii in quegli anni, quel triennio infernale che mi portò al conseguimento della licenza media con voto di 10/10 e lode (tiè!), non aiutò certamente la mia autostima, già messa a dura prova da un aspetto che davvero, lasciamo stare. La pubertà mi aveva colpita in piena faccia e ne portavo poco fieramente i risultati in giro, abbinandoli a dei gusti in fatto di moda che davvero non saprei descrivere. Mi imbruttivo anche nel vestire, non so davvero se consapevolmente o meno, ma lo facevo.

Vorrei dire che dopo quegli anni, come una fenice, rinacqui dalle mie ceneri e blablabla, ma ricordate? Il titolo è “problemi di autostima”, ciò significa che non ne sono ancora guarita. Ammetto che sto decisamente meglio con me stessa, ho curato il mio aspetto e l’avanzare dell’età ha contribuito il progressivo allontanamento dal ruolo di sosia di Quasimodo (per i meno colti, il protagonista de “Il gobbo di Notre Dame“), ma ciò non significa che la me interiore sia cambiata.

Saranno le modelle su Instagram, in televisione, le dee greche del cinema (Angelina Jolie, Brad Pitt, se siete all’ascolto: SIETE I MIEI SOGNI PROIBITI), ma non posso smettere di vedere in me dei difetti. E ciò non è un problema di per sé, basta imparare a conviverci, il vero problema è come la bassa autostima cambia radicalmente il tuo modo di approcciarti agli altri.

Mi vergogno di fare qualsiasi cosa che coinvolga me ed un estraneo. Non parlo con i medici, coi commessi dei negozi, non chiamo la pizzeria al telefono e non chiedo informazioni turistiche perché ho paura di sembrare una completa idiota. Ho paura che mi guardino, che mi giudichino, che pensino o dicano cose sul mio aspetto fisico, sul mio modo di parlare, di camminare o di muovermi. Mi sento davvero scema, alla veneranda età di 19 anni, a non poter svolgere questa attività “adulte” da sola (o se costretta, a svolgerle e portarle a compimento con un’ansia che rasenta il ridicolo).

Quando un gruppo di persone ride e casualmente (almeno provo a convincermi che sia un caso) guarda nella mia direzione, non posso fare a meno di pensare che ridano per qualcosa che ho fatto, per un mio tic strano, per il trucco che è finito dove non doveva, per un capo di vestiario che mi sta male, per qualche figuraccia di cui non mi sono accorta. Non riesco a non pensare di essere sotto giudizio costantemente, non riesco ad uscire da casa totalmente struccata e vestita “comoda” a meno che non debba stare fuori per pochissimo tempo (e questo per me è un traguardo, dato che prima mi truccavo anche per passare letteralmente 5 minuti fuori).

Non è un atteggiamento che assumo razionalmente, semplicemente agisco in una certa maniera spinta dalla sensazione che mi assale quando provo a sfidare le mie ansie: la vergogna. Non è una vergogna che deriva necessariamente da qualcosa di accaduto, è vergogna di ciò che potrebbe accadere se qualcuno mi vedesse o mi sentisse fare/dire qualcosa conciata in un determinato modo. E’ paura di un possibile giudizio ed è una prigione.

Molte volte mi ritrovo a dover spiegare cosa provo, col risultato che molto spesso i miei vengono scambiati per capricci, o ancora peggio per vanità. Non mi trucco per apparire bella, non faccio fare le cose agli altri perché sono una scansafatiche o non ho voglia, semplicemente non mi ritengo bella abbastanza o all’altezza di fare quella determinata cosa. Non mi ritengo brava, non mi ritengo capace, non mi ritengo una marea di altre cose che mi spingono a nascondermi dietro un dito. Non voglio destare attenzione, voglio rimanere mescolata alla folla, non voglio distinguermi perché ciò porterebbe l’attenzione su di me e il silenzioso esame dello sguardo altrui.

Mi dispiace se la mia ironia oggi magari non basterà a nascondere il lato negativo, molto pesante, di ciò di cui vi sto parlando. Anche perché, anche chi mi conosce, non vede e non prova ciò che vivo io. Non amo parlarne, perché non voglio dare troppa importanza ad un problema che non dovrebbe avere rilevanza nella mia vita. Pensa che io sia una persona qualsiasi che vive la sua vita qualsiasi, anche perché mi sforzo sempre di superare i miei limiti, non tanto per me, quanto per evitare ancora una volta il giudizio di chi non riesce a immedesimarsi nella mia prospettiva. Volevo parlarvi di questo perché ho superato la maggiore età e ancora soffro dei retaggi di essere stata una bambina brutta, con dei compagni ancora più brutti di me, ma nel loro modo di agire e rapportarsi con gli altri.

Voglio che non vi nascondiate, che pensate ogni giorno a quanto valete, a quanto vale la vostra presenza nella vita di chi vi circonda. Voglio che viviate senza temere il giudizio altrui, perché potrebbe diventare il vostro incubo. Potreste ingigantirlo, come ho fatto io, e farlo diventare così pesante da condizionare la vostra opinione di voi stessi, diventando voi il vostro giudice più severo. Nessuno deve sentirsi come mi sento io adesso e per questo sto cercando di migliorare, a volte incoraggiata da persone della mia vita inconsapevoli di certi “drammi interni“, a volte spronata da me stessa e dalla voglia di pensare solo a me.

Se avete avuto esperienze simili, vi prego di lasciare un commento qui. Risponderò a tutti. A presto!

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