Vita da classicista.

Ho frequentato con profitto cinque anni di liceo classico, ne sono uscita vittoriosa (ma soprattutto viva) e sono qui a raccontarvi perché è stata una delle scelte migliori della mia vita.

Throwback to 2014: il 27 giugno concludo le scuole medie (o, per dirlo in termini moderni, le “scuole secondarie di primo grado” blablabla) e ricevo la mia prima qualifica, la meravigliosa (quanto inutile) licenza media. Alt: non intendo denigrare chi possiede la licenza media, intendevo dire che PER ME era inutile, in quanto sapevo già che avrei voluto ottenere un grado di istruzione più elevato. La licenza media rappresentava solo il mio passe-partout per il liceo.

A gennaio, tenera neotredicenne, ero stata chiamata a compiere una delle scelte più importanti della mia vita di allora: cosa volessi farne della mia vita (musica tragica, ma gloriosa, in sottofondo). Può sembrare una scelta stupida quella della scuola superiore (o “scuola secondaria di secondo grado” blablabla di nuovo), ma vi faccio riflettere: entrate in quell’edificio a 13/14 anni e ne uscite a 17/18 in media (alcuni anche 19 anni); a quel punto dovrete decidere se fermarvi o andare all’università e quella scelta sarà vincolata alle competenze acquisite fino a quel momento. “Ho imparato un mestiere che potrei applicare al mondo del lavoro? Offro un servizio utile alla società?” Altrimenti, “Voglio continuare i miei studi? Quale università rispecchia i miei sogni, mi garantirebbe un lavoro in futuro e si sposa con le mie competenze? “

Sono domande che a tredici anni non ti fai. Pensi solo con rammarico al fatto che altri cinque anni ti separano da quella che credi sia la libertà (e invece è l’inizio della schiavitù che devi alle responsabilità e al tuo sostentamento) e vorresti che quel tempo passasse velocissimo.

Io ammetto che ci pensai davvero poco. Mi feci ammaliare dalla prospettiva di una grande scuola, molto simile a un college, piena di laboratori e di attività e tornai a casa con una certezza: “MAMMA, VOGLIO FARE IL LICEO CLASSICO“. E non uno qualunque, io volevo frequentare proprio quello lì che mi piaceva tanto, il G.M.

Mia mamma rimase scioccata (dicevo liceo scientifico da quanto sapevo a malapena pronunciarlo; poi ho scoperto di essere davvero una capra in matematica durante quell’ultimo anno di scuole medie, mi sarei condannata la vita, povera ingenua!), ma acconsentì alla mia scelta e mi disse “Però ricordati che non è facile e non voglio che un giorno ti lamenti con me, perché te lo sei scelta tu”.

Per il principio che le madri hanno sempre ragione, li attraversai davvero quei tempi duri. Dal terzo anno in poi, la mia vita scolastica divenne talmente frenetica che non so come io ne sia uscita viva. Ricordo però che per quanto io lo abbia sognato, quell’ultimo giorno di scuola mi fece venire un magone; il 7 giugno 2019 alle 13 smisi ufficialmente di essere un’alunna del G.M. e non mi sentii sollevata, ma triste.

Il liceo classico ti insegna l’impegno e la costanza che ci vogliono per conseguire un obiettivo. Ti insegnano che lo studio non è una cosa marginale o un passatempo, ma è uno stile di vita, e che non si può davvero capire qualcosa se non la si analizza a fondo. Impari quali sono le tue origini, quelle antichissime, cosa hanno fatto i greci e i romani e come molte cose le dobbiamo a loro. Impari due lingue antiche e che tutti chiameranno “morte”, anche tu magari, ma che poi scoprirai essere più vive che mai: la maggior parte del vocabolario italiano, ed in generale di tutte le lingue romanze, deve l’etimologia delle proprie parole da quelle lingue che imparerai ad amare, ma anche ad odiare profondamente. Troverai le tue debolezze ma anche i tuoi punti di forza, capirai ciò che ami e ciò che invece proprio non sopporti e conoscerai parti di te che non sapevi di possedere.

Come si può essere felici di lasciarsi alle spalle tutto questo per un futuro diverso, incerto e precario? Dopo il liceo, esci definitivamente dal comparto scuola e ti lanci in un mondo totalmente diverso. Nessuno ti darà più la dedizione che ti davano i professori, non si creeranno più le amicizie che si sono create tra i banchi di scuola e sarai tu a doverti gestire la tua carriera. Non avrai più compagni, ma colleghi. Compagno deriva dal latino medievale e significa “colui che ha il pane in comune“, collega ha lo stesso tema del verbo che significa legare, col prefisso con- che gli attribuisce il significato di “legare insieme“. Il compagno è colui con cui tu dividi il tuo pane quotidiano, lo studio, le risate, ma anche il pianto e le sconfitte; il collega è colui a cui sei legato per mezzo di qualcosa (il piano di studi in questo caso).

Con ciò non dico che non è possibile che nascano buone amicizie, dico solo che è più facile, molto più facile, che la concorrenza faccia in modo che non ne nascano e renda i rapporti basati sulla convenienza, più che sul vero interesse. Insomma, sarà tutto diverso.

Dunque vi consiglio il classico perché per me è davvero completo (e non parlo solo delle materie che si studiano, va anche oltre). E’ l’unione di testa e cuore, se ne esce più umani che mai, ma con un metodo scientifico di analisi. Ti dà basi umanistiche, ma anche scientifiche, e ti permette di compiere delle scelte ad ampio raggio nella prosecuzione del percorso di studi. Non ti insegna un mestiere, ma ti insegna la costanza e il sacrificio per inseguire i tuoi sogni e non sarò mai abbastanza grata per aver riempito il mio bagaglio di tutte le qualità che mi sembra di avere acquisito.

Sono entrata in quella scuola con una scatola vuota e questa mi è stata riempita fino all’orlo di tutto ciò che mi serve, anche a livello personale. Ne sono uscita “matura”, in tutti i sensi, come se mi avessero rivelato il mistero della vita.

Per chi ancora dovesse compiere questa scelta: non fatevi convincere da coloro che vi dicono “lascia perdere, è troppo difficile“, perché alla fine di tutto la stanchezza e lo stress spariscono e ciò che rimane è solo una profonda gratitudine e la sensazione di “ne è valsa la pena“. Per i classicisti all’ascolto che non hanno ancora finito il loro percorso: tenete duro ragazzi, la scalata è davvero difficile ma dalla cima la vista è stupenda. Per gli ex classicisti come me: spero di aver espresso al meglio ciò che noi (o la maggioranza di noi) prova e di aver fatto riaffiorare alla vostra mente tanti ricordi.

Ovviamente ci tengo a precisare che questa è la MIA esperienza; l’esperienza di una ragazza che ha scelto volontariamente il classico e che per sua fortuna ha capito che era la strada giusta. La mia descrizione potrebbe non rispettare l’esperienza di qualcuno che avrebbe voluto fare altro nella vita oppure che ha vissuto male il suo percorso perché non era la sua strada: per voi ragazzi, capisco bene che sia stato una pena immotivata e mi dispiace.

Vi ringrazio come sempre per aver letto questo articolo, a presto!

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