Eccoci di nuovo “in onda” con un nuovo articolo! Perdonate l’assenza, ma ho deciso di prendere una pausa nel weekend (in realtà ne ho approfittato per portarmi avanti con lo studio) e il mio lunedì è stato piuttosto frenetico.
Oggi parliamo dello psicologo, o meglio della mia personalissima esperienza, qualche falso mito da sfatare e un po’ di consigli per voi.
Partiamo dicendo che, nonostante molti ancora lo credano (soprattutto, ahimè, le vecchie generazioni), lo studio di uno psicologo non è un consultorio per pazzi. Non si va dallo psicologo solo se si ha una malattia psicologica o se si è perso il senno, bensì lo si ricerca quando qualcosa nella nostra vita non va (a livello emotivo, mentale, sentimentale) e abbiamo bisogno dei consigli di qualcuno di competente che ci possa indirizzare verso una soluzione per stare meglio.
Vi starete giustamente chiedendo come ci sia finita io dallo psicologo. Soffro di un disturbo d’ansia generalizzato, volendo usare un termine tecnico; non è una cosa grave, non sto costantemente male e non mi rende la vita impossibile, ma c’è. Quando l’ho scoperto, non sapevo ancora né cosa fosse né come gestirlo, quindi si presentava in maniera violenta, con degli attacchi di panico improvvisi che mi hanno mandato diverse volte al pronto soccorso. Era un periodo di forte stress, in cui non riuscivo a conciliare la mia vita scolastica con la mia vita privata, sentivo una grande responsabilità sulle mie spalle e cercavo sempre di essere a disposizione per tutti, senza preoccuparmi di cosa volessi io e di cosa mi facesse stare bene.
Ho iniziato il mio percorso con riluttanza, non pensavo che mi sarebbe servito e non credevo che un perfetto sconosciuto avrebbe potuto capire cosa provavo, dato che nemmeno io lo sapevo con certezza. Mi sbagliavo profondamente, ve lo assicuro. Li chiamano “strizzacervelli” per un motivo (per gli psicologi in ascolto, si scherza eh): sono persone in grado di “scrutarvi l’anima” (non saprei come dirlo meglio) e leggere anche ciò che voi non riuscite a vedere con chiarezza, o rifiutate di vedere. Posso dire che, ad oggi, il mio percorso mi ha cambiato la vita.
La mia psicologa mi ha aiutato a mettere da parte le mie abitudini sbagliate e ad acquisirne di nuove e più sane, affinché sapessi come controllare le fonti di stress e come tenere lontani gli attacchi di panico. Mi ha aiutata a scoprire dentro di me una forza che non pensavo di avere e le sue parole e i suoi esercizi sono entrati a far parte di un bagaglio di conoscenze che credo non scorderò mai.
Prima che questo articolo si trasformi in “Essere egocentrici: parliamone“, passiamo ai consigli che vorrei darvi. Li ho riassunti in cinque punti, provando a includere tutte quelle informazioni che avrei voluto sapere anche io, prima di iniziare le sedute con la mia psicologa:
NUMERO 1: se pensate che qualcosa in voi, nei vostri pensieri o nei vostri sentimenti non vada, iniziate a pensare di rivolgervi ad uno psicologo. Vi faccio un esempio: è normale essere tristi ogni tanto, ma se capite di essere tristi la maggior parte del tempo e non c’è una ragione scatenante, probabilmente c’è qualcosa che non va e che non riuscite a capire da soli. Parlare con uno psicologo potrebbe essere utile per scoprire se potete migliorare la vostra condizione e il vostro umore.
NUMERO DUE: rivolgetevi esclusivamente ad uno specialista. Non fate da cavie da laboratorio ad una persona che non ha alcuna qualifica e che potrebbe indirizzarvi male. Affidatevi alle cure di una persona specializzata, perché la vostra salute mentale è importante tanto quanto quella fisica (e non andreste mai a farvi visitare da un medico senza la laurea, giusto?). Lo psicologo, in certi casi, può anche prescrivervi dei farmaci, quindi è importante rivolgervi a qualcuno che possiede le competenze per farlo.
NUMERO TRE: fingete che lo psicologo sia il vostro migliore amico, potete parlargli di tutto. Se è un vero specialista, siete coperti dal segreto professionale: non potrà riferire a nessuno cosa vi siete detti senza il vostro consenso. I vostri sentimenti e pensieri sono al sicuro, come dentro una cassaforte.
NUMERO QUATTRO: non abbiate paura o vergogna di rivolgervi ad uno psicologo. Se vivete ancora coi genitori e/o dipendete ancora economicamente da loro, non vergognatevi di manifestare il vostro malessere e di chiedere di ricevere un consulto psicologico. Nessuno vi giudicherà perché state cercando supporto.
NUMERO CINQUE: ascoltate i consigli che riceverete e fatene tesoro. Recatevi agli appuntamenti anche se parlare di voi vi viene difficile o la sentite come una cosa scomoda, perché è perfettamente normale. E’ difficile parlare di se stessi e ammettere che qualcosa non va ed è difficile sentirsi dire che dobbiamo cambiare qualche nostra abitudine, perché fa parte di noi. Ricordate sempre che la persona che avete davanti sta cercando di aiutarvi, vi fa notare i vostri errori solo per correggerli e stare meglio.
Spero di avervi chiarito un po’ le idee, a presto!
