Ho scelto per il mio blog il nome “My Kingdom By the sea“, come avrete potuto notare, che tradotto in italiano vuol dire “Il mio regno vicino al mare”. Può sembrare una scelta casuale, ma vi assicuro che non lo è (come non lo è stata quella di scriverlo in inglese).
Intanto, abito davvero vicino al mare. Non vedo il mare quando mi affaccio alla finestra, no di certo, però abito in una città affacciata sul mare e che, in tempi antichissimi, era molto florida a causa dei suoi commerci marittimi.
Già questa potrebbe essere una spiegazione sufficiente, ma c’è dell’altro, molto meno in superficie. Sono un’appassionata di letteratura inglese e americana ed il mio autore preferito è Edgar Allan Poe, per diverse ragioni.
Ebbene, Poe ha scritto tantissime opere che mi sono rimaste nel cuore, ma la mia preferita è quella (probabilmente dedicata alla moglie deceduta in giovane età) che ha come titolo “Annabel Lee“.
In questo poema, Poe racconta (parlando in prima persona) di un suo amore di gioventù, ambientandolo in un regno vicino al mare. Spiega che l’amore tra lui e la giovane erano talmente forti che gli angeli, che non erano felici quanto loro, si presero d’invidia e soffiarono un vento che fece congelare e morire la sua Annabel Lee. Ma nonostante ora siano divisi fisicamente, i due amanti non potranno essere mai divisi nell’anima e continueranno ad amarsi in eterno.
Gli indizi che hanno fatto pensare che Annabel Lee sia in realtà Virginia Eliza Clemm sono diversi: intanto Poe la sposa quando lei aveva solo 13 anni (la voce narrante dice che quando si innamorarono erano solo bambini); la ragazza muore a 24 anni (quindi ancora molto giovane) di tubercolosi, che la consuma lentamente; quando Virginia morì, entrambi si trovavano nel Bronx (che si affaccia verso l’Oceano Atlantico e potrebbe essere il regno vicino al mare di cui parlano).
Tornando a noi, ho deciso di ispirarmi a questa poesia perché ha un modo particolare di affrontare l’amore. Non è la classica storia in cui tutto va bene, è una storia di amore e dolore, che non ha un lieto fine ma ce l’ha al tempo stesso. I due amanti che “si amavano con un amore che era più che amore” (we loved with a love that was more than love) non potranno mai più stare insieme, ma la voce narrante vive nella speranza che le loro anime possano essere per sempre congiunte. La parte triste? Lei è morta ed essendo tale non può esprimere la sua volontà di rimanere per sempre unita a lui, quindi in realtà dopo la morte, l’amore si trasforma in mera idolatria.
Mi piace molto l’alone di mistero che possiede questo poema, la possibilità di trasformare qualcosa di notoriamente bello in una visione macabra; vi assicuro che, leggendo attentamente l’opera e riflettendo sulle parole usate, mi si accappona la pelle. E mi piace il mistero che avvolge quel regno vicino al mare che viene citato più di una volta, senza però darne una descrizione o dirne il nome.
Ecco, voglio che il mio blog sia come quel regno vicino al mare; non voglio dargli una definizione, non voglio incatenarlo ad una singola categoria, non voglio dargli una precisa direzione. Voglio che il mio blog parli di tutto e di niente, di cose belle e brutte, di qualsiasi cosa penso che possa essere utile o piacevole da leggere per il prossimo. Inoltre, se siete arrivati fin qui, avrete capito che amo le metafore e che cerco sempre un significato nascosto in tutto, quindi porterò avanti tante idee, congetture e misteri e ne parlerò con voi.
Grazie ancora una volta per il tempo che mi dedicate, a presto!
